cavalieremasche:

bella!

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(Fonte: desire-for-redhead)

(Rebloggato da liviaserpieri)
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I signori della corte

Alla luce dei fatti di cui sono a conoscenza
posso dire con certezza di non essere più pazzo di un cavallo,
al limite più bello, ammessa dimostrabile la pazzia dell'animale già citato
da me considerato spesso metro di misura per mentali inefficienze... umane deficienze.
All'epoca dei fatti ero un grande sognatore della razza che la vita la vivono col cuore,
descrivevo con disprezzo la società del capitale e l'amarezza del sudore, il puzzo del sudore.
Disegnavo sulla sabbia i miei progetti esistenziali, miraggi nel deserto, gabbiani senza ali, fervevo di
ambizioni di improbabile attuazione, cercavo il treno giusto ma non ero alla stazione
e il destino non deraglia per venirti a cercare "trovare i binari per farsi investire!"
diceva mio nonno capostazione che vide da vicino le ruote di un vagone
nell'ultimo istante prima di morire
ed io che pensavo continuasse a scherzare
ma l'unico modo per fare è fare sul serio
ed ora ricordo che piansi,per lui, piansi sul serio.

Avevo fatto strada lavorando per il circo
e quando dico strada non intendo la carriera
intendo strada vera, solo strada vera.

Ho visto tutto il mondo girando in carovane,
era come una famiglia, ci chiamavano i gitani,
ho visto l'equatore poi case fatte in ghiaccio,
io non ero l'acrobata, io ero il pagliaccio
e mi pagavano per piangere

ridere e cadere, schiaffi, schiaffi e calci nel sedere
ma il destino non deraglia per venirti a cercare
"trovare i binari per farsi investire!"
diceva mio nonno capostazione che vide da vicino le ruote di un vagone
nell'ultimo istante prima di morire ed io che pensavo continuasse a scherzare
ma l'unico modo per fare è fare sul serio
ed ora ricordo che piansi per lui, piansi sul serio.

Berenice ha fatto un sogno in cui ero suo fratello,
disegnavo piedistalli in una ditta americana di busti e manichini,
non robusti ma carini e
svegliatasi dal sonno non distinse più il reale dall'onirico,
stette lì un po’ in bilico poi decise di lasciarmi
per il ben più celeberrimo domatore di leoni,
parlando d'incesto, coraggio ed illusioni
e seppure lei sembrasse del tutto convincente
non cedetti, non crollai, non credetti proprio a niente
e guardandola negli occhi nascosti tra i capelli
di colpo diventai un lanciatore di coltelli...

Berenice andava uccisa per il suo modo di fare,
da sempre un indecisa che può fare molto male
quindi ammetto son colpevole ma per auto difesa,
dieci coltellate, per due le ho chiesto scusa,
io pensavo che lei fosse il treno da cercare r
ideva pensava io volessi scherzare
ma l'unico modo per fare è fare sul serio
ed ora ricordo che piansi per lei, piansi sul serio.

Non cito questi fatti per smuovere clemenza
ma per unire i pezzi d'un vaso che si è rotto
per sommarsi di fratture, anche s'era duro,
magari inaffidabile come in bilico sul letto di mia nonna,
non la vedova quell'altra,
che la notte si produce in perfette imitazioni di biplani del diciotto
ma io non sono matto...
io non sono matto... no!
io, non sono matto.

artinparsi:

Tehran University 1977 (دانشگاه تهران - زمستان سال ١٣٥٥)

 

(Rebloggato da zagarainfiore)

PAOLO BRUNETTI E CROLLO LETTORI DI BARNARD FUORI DAI SOCIAL

Premessa: una notte Randy Wray mi disse “Mi sembra che se non sei su Facebook o su Twitter, nessuno sotto i 60 anni ti leggerà mai”. 

Paolo Brunetti è un anziano signore che da 20 mila anni pubblica informazione inaccessibile ai media, ma non di rado essenziale per la vita e la democrazia. La sua casa editrice si chiama Andromeda. Pubblica anche me ogni tanto, e la cosa buffa è che io non so nulla di cosa fa coi miei lavori… mi frega? Ci fa soldi? È onesto e mi offre un centinaio di lettori in più? Booo… Non lo so, ma Brunetti lo dovete conoscere.

Per due motivi.

A) Era amico intimo, ma veramente intimo, di Beppe Grillo cui ha dato un’oceano di soggetti per i suoi spettacoli, quando quel porco di Grillo era un uomo libero. Poi quando il porco Grillo è diventato un ricattato dalla Casaleggio Associati (mi hanno detto che di mezzo c’è un giro di coca, ma non ci credo), ha mandato a cagare Paolo Brunetti.

B) E’ stato in galera per le sue idee negli anni di Piombo, giuste o sbagliate che fossero, ma almeno è uno che non si è consumato il culo davanti al pc come voi scimmie cani, scemi ipnotizzati da Internet.

Un webmaster che smanetta forte su Internet mi ha appena informato che da quando ho chiuso i miei accounts su Facebook e Twitter, i miei lettori sono… crollati. Il numero di scimmie cani sono crollati.

Di loro mi frega meno che di un sacchetto di plastica dell’IPERCOOP, di quelli che i padroni dei cani usano per… Quello che purtroppo mi rattrista è che il Vero Potere ha vinto. Milioni di scimmiette cani che credono di essere impegnati, e che invece sono succhiati dentro una cloaca da stazione di treni chiamata Social Networks, con mamma e papà che, rispettivamente, gli stirano le camicie e gli danno la paghetta. E se Paolo Barnard non gli compare sui Social, non lo leggono più! (e quando Von Rompuy sfonda il sedere loro e dei loro genitori, ha la via facile, faaaaaacile, ed è giusto, giusto, solo giusto).

Paolo Brunetti ha speso una vita facendo altro.

Stanotte una scimmia cane mi ha fermato in un pub, e mi ha detto: “LEI E’ IL GRANDE BARNARD! Dove posso leggerla?”. Dove sono i sicari dei Casalesi quando uno ne ha bisogno? Deve vivere uno così? Deve morire con un proiettile nella nuca. Mentre milioni di suoi coetanei negli anni 70’ affrontavano le camere di tortura, la morte sotto tortura, in Cile, Argentina, Grecia o in Sudafrica per gli stessi motivi, ma senza google. Questo demente scimmia cane non sa neppure fare un google search per la democrazia. E come lui tutti sti bamboccetti della rete Social, le scimmie cani.

Brunetti stampa libri, quelle cose che hanno odore di carta, e che bisogna spostare il sedere (scimmia cane) per andare a comprare o a ritirare alla Posta. Forse troppa fatica… Povero Paolo Brunetti, come ti capisco. Brunetti, ci parliamo solo fra di noi ormai, come quando ospitasti Ivan Illich a Casalecchio di Reno (BO) e c’erano… 50 persone ad ascoltarlo. Ad ascoltare Ivan Illich… vorrei piangere, vorrei non essere mai vissuto in questa epoca di scimmie cani.

Ivan Illich, e 50 persone.

Brunetti, è finita, è veramente finita. Hanno vinto le scimmie cani, la gente. E ha vinto Von Rompuy.

http://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=913

Avvicino la mia faccia alla tua e non so ancora se ti man­gerò o ti bacerò.
Italo Svevo a Livia, 4 gennaio 1896 (da Diario per la fidanzata)

(Fonte: consquisiteparole)

(Rebloggato da combinazionidipiume)

(Fonte: cinemadessai)

(Rebloggato da greatgiginthesky23)