Avvicino la mia faccia alla tua e non so ancora se ti man­gerò o ti bacerò.
Italo Svevo a Livia, 4 gennaio 1896 (da Diario per la fidanzata)

(Fonte: consquisiteparole)

(Rebloggato da combinazionidipiume)

(Fonte: cinemadessai)

(Rebloggato da greatgiginthesky23)
Il vero problema di un problema è quando conosci la soluzione ma non puoi permettertela.
Diego De Silva. (via comefiorialvento)
(Rebloggato da combinazionidipiume)

Sotto il sole di Vilnius. ( Es gibt nichts wie zu große Brüste ).

venerdì 18 luglio 2014

Prendo spesso lo spunto per un post dalle discussioni che avvengono nel forum, e alcune di queste discussioni sono stimolanti perche’ affrontano delle idiosincrasie , oppure affrontano delle false assunzioni che impediscono di percepire la realta’ quotidiana per quello che e’. Tutto e’ partito da una discussione , riguardante un ragazzo che ha trovato lavoro (e fidanzata , se ho capito bene) in quel della Lituania.


La discussione che ne e’ seguita sembrava - ripeto  sembrava - razionale, perche’ verteva sulle reali condizioni di vita in Lituania  , e si riferiva principalmente a condizioni di vita materiali, che hanno spaziato dal costo della vita , alla quantita’ di alcool consumate, alla previdenza sociale, e a tutte quelle cose che sembra sensato valutare prima di andarsene.
In realta’, sono tutti fattori irrilevanti. Conosco gente che sta andando a vivere in Algeria, in Tunisia, e che ha fatto quella scelta non per via del livello di servizi, pensioni od altro. Semplicemente, dopo esserci stati, hanno deciso di rimanere. 
Alcuni diranno che e’ “la gente”, ma difficilmente si riesce a capire di cosa stiamo parlando se non capiamo che cosa sia il “fattore X” che ci attira. In generale si chiama “felicita’” , e diciamo che pur essendoci condizioni materiali magari non equivalenti, siamo felici, e allora diciamo “la gente”:  ok, “la gente”, ma “la gente” cosa?
Chi sta in Africa dice che si, le cose sono in ritardo, ma siccome anche tu puoi essere in ritardo va bene. Chi sta nel nord europa dice che devi essere puntuale, ma siccome anche gli altri lo sono allora va bene. Insomma, se cerchiamo di inviduare il fattore X, non riusciamo perche’ alla fine menzioniamo valori e fatti completamente opposti. Se aspiriamo a maggiore puntualita’ perche’ ci piacciono paesi dove non e’ un requisito? Se aspiriamo a maggiore flessibilita’ perche’ ci troviamo bene a Thun, in Svizzera, dove fanno le delibere comunali per decidere a che ora piovera’ domani (i socialisti vogliono piu’ secondi  dispari) ?
Se procediamo in maniera logica, il fatto che le persone si trovano cosi’ bene sia in paesi dove c’e’ piu’ “X” che in paesi ove c’e’ MENO “X”, fa capire che non si tratta dell’abbondanza di X in se’. La cosa che vi spinge ad andarvene non e’ qualcosa che nel nuovo paese c’e’, perche’ la gente se ne va sia per “X” che per “NON-X”.  Se andassimo via perche’ altrove TROVIAMO qualcosa, allora non si spiegherebbe come mai , qualsiasi cosa sia, qualche italiano si trovi bene anche dove la tal cosa non c’e’. Se cerchiamo welfare perche’ stiamo cosi’ bene in USA? Se non cerchiamo welfare perche’ siamo cosi’ bene in Svezia? E cosi’ via. Se cerchiamo puntualita’ come spieghiamo gli italiani in africa? E se non la cerchiamo come spieghiamo gli italiani in svizzera? Se cerchiamo soldi come spieghiamo gli italiani in paesi tutto sommato piu’ poveri? E cosi’ via.
Se escludiamo di andarcene via per qualcosa che c’e’ nei nuovi paesi, allora dobbiamo concludere - a rigor di logica - che andiamo via perche’ nel nuovo paese MANCA qualcosa che in Italia c’e’. 
A questo punto, dobbiamo iniziare a spiegare la nostra decisione non tanto per via di quella cosa che abbiamo trovato, ma per via di qualche cosa che abbiamo lasciato. Del resto, dal momento che non tutti quelli che se ne vanno finiscono col migliorare il proprio reddito , non tutto e’ spiegabile col reddito.
Insomma , a prescindere dalle condizioni di arrivo che sono spesso opposte, sia chi va in USA perdendo il welfare che chi va in Svezia trovandone uno oppressivo, la decisione e’ sempre quella di lasciare; il che significa una cosa: il welfare non era il problema. Ma non solo: se la decisione e’ quella di lasciare, e’ chiaro che il problema e’ il paese stesso. E non il welfare, per dire.
Il tema e’ poi andato verso la questione della felicita’, dal momento che alla fine si tratta della “massima” aspirazione umana. Poiche’ pero’ si tratta di una questione soggettiva, dovremmo dire che non c’e’ una regola, ma la regola c’e’:in qualsasi modo si scelga di realizzare la felicita’ altrove, esiste una decisione comune a milioni di persone, che e’ di lasciare il paese.
Una risposta che ho avuto e’ che “la felicita’ e’ implicita”. No, non lo e’. E qui c’e’ il primo punto. 
La felicita’ e’ legata principalmente ad un preciso modo di socializzare. Occorre convincere - e la scuola “elementare” e’ focalizzata su questo in maniera visibilissima - sul fatto che la propria presenza non dovrebbe risultare fastidiosa per gli altri, almeno volutamente. Una volta compiuta questa opera di educazione, si scopre che i normali accidenti della vita non sono cosi’ importanti , se le persone con le quali si interagisce non si sforzano di renderli ancora peggiori.
Ma qui siamo ad un problema di volonta’, ovvero del desiderio degli altri di peggiorare la vostra vita. Esiste una simile tendenza?
Prendiamo per esempio la storia del cognome materno, di cui si dibatte in questi giorni sui giornali italiani. Possiamo esaminare il problema in se’:
  • Quante persone useranno la facolta’ di dare ai figli il cognome materno, o un cognome composto? Non essendo una tradizione consolidata, pochi. 
  • Che rischi ci sono? Nessuno. Non succede niente, tipo alluvioni, o morti, o malattie. Non e’ come rendere legale , che so io, l’atrazina nell’acquedotto.
  • Che costi ci sono? Considerando che la useranno in pochi, saranno costi minimi.
  • Che effetti avra`? Alcune persone potranno fare quel che desiderano fare, per motivi che non mi sono noti, ma se faranno qualcosa che vogliono fare, saranno soddisfatti.
in pratica, la proposta si riassume cosi’:  senza costi particolari e senza rischi particolari faremo felici alcuni. Niente di piu’.
Allora perche’ questa opposizione, questo dibattito, questa determinazione a dire di no? Semplice:
Perche’ evidentemente una parte della societa’ italiana si propone di negare ad altri la soddisfazione. Esiste cioe’ una componente della societa’ che ha come obiettivo esplicito l’insoddisfazione altrui. Se preferite, parte della societa’ si propone l’infelicita’ di un’altra parte.
se prendiamo altre questioni, come quella delle unioni gay, o delle terapie del dolore negli ospedali, scopriamo sempre la stessa cosa. Ovvero, che di volta in volta qualche sezione - anche numerosa - della societa’ italiana si propone esplicitamente di impedire a qualcun altro di essere felice. Anche in assenza di costi o di rischi. 
Ora, adesso possiamo unire le due cose: 
  • da un lato abbiamo mostrato che le persone , alla ricerca della felicita’, la trovano per il fatto di aver lasciato l’ Italia.
  •  Dall’altro abbiamo visto che esiste una forte determinazione della societa’ italiana di rendere infelici gli altri.
e’ abbastanza ovvio , a questo punto, come mai le persone se ne vadano. Il reddito c’entra poco, anche se la sua assenza e’ chiaramente una fonte di insoddisfazione. Ma se la gente va a vivere in paesi piu’ poveri dell’ Italia, il problema  non e’ nemmeno questo. 
Occorre fare allora un’altra ipotesi:
la ragione principale per la quale gli italiani all’estero normalmente sono felici - pur vivendo in paesi tutto sommato normali - non consiste in questa o quella caratteristica del paese che si e’ trovato, ma in una precisa caratteristica del paese che si e’ lasciato: la determinazione ad impedire la felicita’ e la soddisfazione altrui.
quando ci chiedono se stiamo bene o se torneremmo, in genere fatichiamo a spiegare il perche’ delle nostre risposte. Certo, se si va in alcuni paesi e’ sempre possibile dire che a tenerci qui sono i treni puntuali, il lavoro retribuito o la fidanzata locale - non esistono tette troppo grosse -  o qualsiasi altra cosa. Ma non e’ vero. In realta’ il problema e’ la cappa di piombo , una cappa che oscura il cielo, che abbiamo lasciato. 
La determinazione a rovinare la vita altrui pur senza trarne alcun vantaggio, che in Italia raggiunge il livello del parossismo. La determinazione di chiunque venga in contatto con voi di peggiorare i prossimi dieci minuti della vostra vita. La determinazione di chiunque abbia un qualche piccolo potere di trasformarlo in uno strumento di vessazione, ogni volta che non potete liberarvi di lui.  Una societa’ INTERAMENTE determinata allo stalking.
questa determinazione, ormai metabolizzata da chi vive li’, e metabolizzata anche dalle vittime, forma una cappa pesantissima, cui piano piano tutti si abituano. La popolazione italiana, e anche io lo ero, si e’ cosi’ assuefatta a questo andazzo da trovare normale l’infelicita’ e l’insoddisfazione. 
Allora, diciamo che l’ italiano ha appena lasciato il sole di Bitonto e si trova a Vilnius. Non proprio - senza offesa - il posto dove andreste per abbronzarvi sotto il solleone. Un giorno, dopo aver fatto colazione con un mezzo litro di vodka e due salsicce passite (1) quando andrete al lavoro senza pensare ai colleghi come se andaste alla battaglia di Verdun, scoprirete quanto sole c’e’ in quel cavolo di cielo di Vilnius. Piu’ che a Bitonto.
Perche’ c’e’ piu’ sole?
Perche’ manca la cappa. Una cappa plumbea, grigia, formata da parole fastidiose, azioni seccanti da parte di altri,  vessazioni miserabili imposte da persone con un piccolo potere. E senza questa cappa, anche se eravate abituati al sole di Bitonto, scoprirete che in realta’ avete sempre vissuto nell’ombra di questa cappa, che vi eravate abituati alla cappa, che in realta’ si’, il sole a Bitonto c’era, ma non vi aveva mai raggiunti.
Iniziera’ a raggiunvervi magari quando tornerete indietro in ferie, perche’ quella cappa non la vedrete piu’ e allora vedrete quel sole. Siete in vacanza. Niente cappa. Si potrebbe dire che apprezzerete l’Italia solo quando, dopo esservi liberati di essa, ci tornate in vacanza.
Inizialmente, quando ve ne andate, vi comporterete come un pugile suonato. Sempre in guardia. E’ la cappa. Siete abituati alla cappa. Siete cosi’ abituati agli altri che vi rovinano i prossimi dieci minuti che quando siete in una birreria e qualcuno si siede nel vostro tavolo rimanete sconvolti: avete sviluppato un meccanismo di difesa che consiste nel difendere il vostro tavolo, dal momento che date per scontato che se vi si siede qualcun altro , lo fara’ per rovinarvi la serata. Cosi’ quel tavolo e’ vostro. Fuori il nemico: voglio stare in pace. Poi arriva qualcuno, si siede, e magari ci fate quattro chiacchiere, e guarda, non era per niente sgradevole. Siete in guardia come pugili perche’ date per scontato che il gioco sia il pugilato. E’ la cappa, ragazzi.
In Italia lo sconosciuto e’ , almeno potenzialmente, un nemico da osservare con diffidenza. Che cosa vuole? Avra’ qualche scopo nascosto. La sua malafede e’ scontata. Ci si chiude in comitive che sembrano castelli: che cazzo vuole quello li’ ? Vorra’ qualcosa che abbiamo.  Avra’ un secondo fine. Tutti hanno un secondo fine.
Questa e’ la cappa. Vivere cosi’ e’ la cappa. La cappa che vi nasconde il sole. Continuate a menzionare le bellezze del vostro paese, ma vi posso dire una cosa: non le avete mai viste.
Allora, se andate via, smettete di prendervi in giro: anche se volete realizzarvi nel paese ove andrete, il problema non e’ questo. E’ inutile che vi prendiate in giro: potete essere felici ovunque non ci sia questa cappa. Egitto? Egitto. Ma come, non e’ un paese in difficolta’? Brasile. Brasile? Ma con quella poverta’? Gia’. Lituania. Lituania? Ma e’ un paese povero, e non c’e’ il sole. 
No, c’e’ il sole. 
O meglio, vi sembrera’ che ci sia il sole, non appena andra’ via la cappa. Appena va via la cappa, scoprirete che a Vilnius c’e’ piu’ sole che a Bitonto. Che si mangia meglio. Che il caffe’ e’ molto piu’ buono. Che la pizza e’ fantastica, e il platano mantecato sulla margherita e’ il nuovo nero.
Ed il problema non e’ se sia vero o meno, il problema e’ che ad essersene andata e’ una cappa.
Cosi’, se volete valutare di andarvene o meno, valutate si’ il lavoro, valutate si’ il welfare e la puntualita’ e le cose che vanno e non vanno, ma per prima cosa, cercate di capire se sentite la cappa o meno.
Se non sentite la cappa, il resto potrebbe diventare secondario.

Il primo consiglio che do’ a chi valuta se andarsene, quindi, e’ “guardate il cielo, e cercate di capire se ci sia la cappa”. Questo e’ l’importante. 
Spesso, la cosa piu’ importante.
(1) Not joking. Bevono boccali  di Vodka. Boccali. Non bicchieri: boccali. Avete presente quelli della Oktoberfest? Ecco, quelli. Con dentro Vodka. Pieni. Chi crede che gli altri popoli bevano molto non ha mai visto i lituani. Un animale sulla riva del fiume beve. Il pesce dentro il fiume fa una cosa diversa, ci vive:  nessuno direbbe che beve. Ecco, gli altri popoli bevono. I lituani fanno una cosa diversa.
http://www.keinpfusch.net/2014/07/sotto-il-sole-di-vilnius-es-gibt-nichts.html#more

coffeeplaylist:

Andy Warhol & morning coffee

(Rebloggato da haidaspicciare)

needforcolor:

Gli Antiprimi di Anno Ghiotti - Nino Frassica

(Rebloggato da combinazionidipiume)

..i duri e puri de l’UNITA’ (che però, chiude).

….. sssseriously?

mercoledì 9 luglio 2014

Ho aperto i giornali stamattina, e siccome tutti i giornali qui titolano roba di sette e di uno, ho fatto un giro sui giornali italiani. Ho visto una cosa incredibile, che mi aspetto di trovare tipo sul daily mash (  http://www.thedailymash.co.uk/ ) , e invece la trovo scritta qui: http://www.lastampa.it/2014/07/09/italia/cronache/la-santanch-punta-allunit-ma-i-liquidatori-non-vogliono-NljCLTCMKhJAQDEvj4NhZI/pagina.html . Ok, l’articolo e’ scritto in italiano. Credo. Quindi, se non ha senso, deve essere per via di quel che c’e’ scritto.

Dunque, l’ Unita’ e’ in liquidazione. Un modo gentile per dire che e’ fallita, ma “liquidazione” sa di saldi, di consumismo, di tre per due e Capitan Findus. C’e’ , appunto, un liquidatore (che nelle aziende e’ simpatico quanto il “Guillottine Manager” ) e si sta occupando di smembrare l’azienda onde recuperare piu’ soldi possibile per pagare dipendenti e fornitori.
Niente di che, una tragedia. Ok, ok, un vero democratico non deve mai essere contento quando chiudono i giornali. Ci sta tutto. A dire il vero, siccome da adolescente avevo pure aiutato a fare le feste dell’ Unita’, un pochino mi spiace anche. Ma, come si diceva all’epoca, se non fai la festa non ci sara’ nessuna festa, e se i lettori dell’ Unita’ non leggono l’ Unita’, non c’e’ piu’ l’ Unita’.
Ma arriva la Santanche’, ovvero la prima donna in Italia a vincere il premio “miss maglietta bagnata “indossando un tailleur e parlando di politica. Tuttavia, a quanto pare la Santanche’ di editoria un pochino ne capisce.
A quanto dice l’articolo, "Ha comprato dalla Mondadori le testate Villegiardini Ciak e PC Professionale e le sta riportando all’utile." Ora, immagino che la Santanche’ abbia qualche competenza in ville & giardini, non mi risulta che sia competente in informatica, ma se le sta portando all’utile, non sembra che sia male come imprenditrice. 
Alla fine dei conti, a voi piace se la vostra azienda fa utile e quindi dura e continuate a lavorare.
A quanto pare, la Santanche’ voleva comprare l’ Unita’: la Stampa dice che “Daniela Santanché, infatti, è convinta che l’editoria della carta stampata non sia morta ma che vadano soltanto modificati profondamente i criteri di gestione seguiti finora. Ed è convinta che l?unità potrebbe diventare un investimento economico in grado di dare persino dei profitti. La linea editoriale? Un dettaglio di nessun rilievo. Tutte le sue testate godono della massima libertà.
 Ora, io non sono un imprenditore della carta stampata. Pero’, se la Santanche’ sta riportando all’utile due aziende stracotte, non deve essere proprio proprio una schifezza. E se consideriamo che l’ Unita’ e’ un giornale che fallisce perche’ non e’ riuscito ad andare all’ utile (dai, lo chiamo plusvalore, cosi’ si sentono felici) , la cosa non sembra malaccio.
Cosi’, in un mondo razionale, se qualcuno ti lascia la linea editoriale e ti fa andare in attivo, mentre tu non sai come mangiare il mese prossimo e rischi il licenziamento in un periodo infelice dell’economia italiana, dovresti almeno tirare un sospiro di sollievo.
Invece, leggo delle cose che non hanno senso:
«Abbiamo immediatamente chiesto chiarimenti ma i liquidatori ci hanno rassicurati - racconta la giornalista (Bianca Di Giovanni , ndU) - ci hanno detto che è arrivata una semplice richiesta di informazioni sui dati economici ma che non avrà alcun seguito, per loro la questione è già terminata perché incompatibile con la storia del giornale». 
 ”I liquidatori ci hanno rassicurati.” E’ come dire che il boia ti da’ prospettive future. Non ha nemmeno senso. Il liquidatore e’ li’ per liquidarti, cioe’ per venderti (intero o a pezzi) a qualcuno, farci soldi per pagare i debiti, e se questo implica la tua scomparsa, amen.
Come diavolo fa una persona ad essere “rassicurata” da un “liquidatore?!”
E’ come essere di fronte al boia  in Texas e  dire:
  • Ehi, ma non e’ che quella stronza mi da’ la grazia, vero?
  • Ma va! Domani ti friggo che e’ una bellezza. Ti impano pure, se vuoi. 
  • Grazie, mi sento piu’ tranquillo. Puoi usare del pane bio, per favore?
  • Certo, ti si ammazza con l’energia solare, pure.
  • Fantastico!
 capite che se leggo una cosa del genere sul Daily Mash, ci sta tutto. Ma questa dovrebbe essere la realta’. E’ il pianeta terra. E lei si sente “rassicurata dal liquidatore”.  In che modo un liquidatore puo’ rassicurare una persona, segue  nell’intervista:
" ma che non avrà alcun seguito, per loro la questione è già terminata perché incompatibile con la storia del giornale». 
 In pratica gli sta dicendo: ehi, tranquilla, e’ un disastro. Ma un disastro serio, un disastro impegnato. Un disastro di sinistra, eh.
Ovviamente, sappiamo tutti cosa significhi: sappiamo che storia politica abbia la Santanche’, conosciamo molti dettagli della sua vita, tra cui alcune foto degli interni della sua casa , sulle quali la scienza e’ molto divisa, ma stiamo parlando di giornali. Cioe’ di aziende. 
In pratica, stanno dicendo “vogliamo portare l’azienda - e i dipendenti - verso una possibile catastrofe, perche’ non ci piacciono le idee politiche della persona che presiede la holding che ci vuole comprare, pur sapendo che non le vuole imporre al giornale”.
Ora, noi sappiamo benissimo che arriveranno i soliti capitani coraggiosi che , ammanicati con lo stato, prima “salveranno” il giornale, poi li faranno tutti precari (Taccer Taccer Regan Regan CoopCoopCoop!!! ) ma rimarranno puri e duri. 
Ma e’ il ragionamento che non ha senso:
  • Il giornale e’ un’azienda. Non si capisce il liquidatore, che dovrebbe avere un compito specifico previsto dalla legge e regolato da essa. Non saro’ un esperto di liquidazioni, ma io rifiutare un’offerta che salva azienda e dipendenti ( potenzialmente) per via di posizioni politiche della Santanche’ non lo vedo tra le azioni possibili del liquidatore. Su quali fatti si basa il nostro personaggio se non ascolta l’offerta? Magari la linea editoriale e’ davvero incompatibile, ma come fai a saperlo se non ci parli? Su quali fatti si basa il rifiuto? Sul nome della Santanche’? E se domani la Santanche’ non fosse piu’ il CDA di quella societa’, per dirne una? 
  • Esistono delle clausole di salvaguardia negli accordi. Uno puo’ dire “ok, mi compri, ok, mi riorganizzi, ma la linea editoriale la decide tizio e caio”. Basta fare l’accordo , voglio dire.
  • "Linea editoriale" e’ una foglia di fico per dire "propaganda" o per dire "organo di partito"? E’ ovvio che le origini dell’ Unita’ sono politiche. Ma oggi e’ un’azienda. Dite che sia un organo di partito? Uhm. Volete dire che il partito e’ tenuto a pagarne i debiti, quale proprietario? Attenzione a dire che quello era il giornale di un partito, quando si dovra’ andare in tribunale a decidere chi paga i debiti.
di fatto, tutto ha senso SOLO SE LO LEGGIAMO IN OTTICA POLITICA E PARTITICA.
Allora l’ Unita’ e’ quella che e’, la Santanche’ e’ quella che e’, e sono incompatibili. Ma e la pensiamo in questo modo, perche’ ci incazziamo se chi e’ di destra si mette a brindare per la chiusura del giornale? I casi sono due: o un giornale e’ un bene in se’, e allora importa poco che lo amministri la Santanche’ o altri, oppure un giornale e’ patrimonio di un partito. Col che, sono pienamente nel giusto gli avversari politici che brindano alla sua chiusura. Tertium non datur.
I casi sono due:
  • Se e’ un giornale di partito, i debiti deve pagarli in solido il partito.
  • Se NON e’ un giornale di partito ma un’azienda, allora qualsiasi offerta va bene a patto di avere un piano industriale adeguato.
Si poteva fare molto meglio. Queste cose succedono anche qui. Ma allora il liquidatore si presenta , raccoglie l’offerta, la legge ( o fa finta), e dopo qualche tempo risponde “il vostro piano industriale non e’ adeguato”. Ermetico, sensato, e specialmente CORRETTO. Le regole non impediscono di prendere una decisione: ma ti dicono COME farlo.
Ma un paese senza una vera e propria cultura delle regole e delle procedure non puo’ concepire un concetto come “il liquidatore e’ una figura che opera solo e sempre nei sensi previsti dalla legge per gli scopi previsti dalla legge”.
E un paese senza una vera cultura della professionalita’ non puo’ concepire che un liquidatore sia una figura neutrale con compiti e modalita’ specifici e dovuti alla legge. E cosi’ una risposta basata su nessun fatto economico porta al rifiuto di un’offerta MAI ASCOLTATA. 
In qualsiasi paese civile, l’  Insolvenzverwalter (1) , cosi’ come  il “liquidator”(2) inglese sono figure previste dalla legge per essere neutrali, aventi una funzione pura, ovvero non sono chiamati a fare queste scelte.
Si, certo, manipolando un pochino il linguaggio si potra’ stiracchiare il mandato del liquidatore, basta avere un minimo di dimestichezza con l’italiano, e si potra’ fare in modo che questo comportamento sia dentro i limiti della legge italiana, ammesso che ormai ne esista una. 
Ma  quando si va all sostanza, ci saranno lavoratori che non avranno piu’ lo stipendio, dopo aver chiuso ad un’offerta per incompatibilita’ con la linea editoriale, incompatibilita’ basata su speculazioni  dal momento che non si e’ mai ascoltata alcuna offerta.
E ai lavoratori licenziati rimarra’ un dubbio: 
ma queste idee che ci rendono incompatibili con un’offerta di risanamento economico, non erano mica quelle del partito dei lavoratori?   E se e’ cosi’, come mai l’abbiamo presa nel culo noi?
ma credo che questa domanda echeggi nella mente delle persone di sinistra ormai da qualche tempo.
Fino al giorno in cui chiudera’ il Fuffington, e qualcuno non si chiedera’

 se per caso non sia proprio una certa “linea editoriale” quella che  porta sfiga alle aziende.

 (1)http://de.wikipedia.org/wiki/Insolvenzverwalter
 (2) http://en.wikipedia.org/wiki/Liquidator_%28law%29
http://www.keinpfusch.net/2014/07/seriously.html#more
(Rebloggato da senzatitolo)